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01/08/2010

Nuovi dati sul biologico: le piccole aziende espulse dal mercato.

"La mancanza di un coordinamento strategico nazionale per le politiche del biologico espelle le piccole aziende dal sistema produttivo italiano". Così Andrea Ferrante, presidente dell'Associazione Italiana Agricoltura Biologica, commenta i dati appena pubblicati dal Sistema d'informazione nazionale sull'agricoltura biologica (Sinab) sul biologico italiano.

Secondo il Sinab, infatti, al 31 dicembre del 2009, risulta che gli operatori del settore bio in Italia sono 48.509. Rispetto ai dati riferiti al 2008 si rileva una riduzione complessiva del numero di operatori del 2,3%.
La superficie interessata, in conversione o interamente convertita ad agricoltura biologica, risulta invece pari a 1.106.684 ettari, con un aumento rispetto all'anno precedente circa del 10,4%.
La distribuzione degli operatori sul territorio nazionale vede, come per gli anni passati, la Sicilia seguita dalla Calabria tra le regioni con maggiore presenza di aziende agricole biologiche; mentre per il numero di aziende di trasformazione impegnate nel settore la leadership spetta all'Emilia Romagna seguita dalla Lombardia.

Andrea Ferrante commenta: "Il biologico continua ad essere fortemente condizionato dai Piani di Sviluppo Rurale. La schizofrenia delle nostre politiche regionali fa scendere e salire le superfici nelle regioni. Preoccupante è anche il calo assoluto del numero di produttori che evidenzia la difficoltà delle piccole aziende a stare nel sistema del biologico. A loro dobbiamo dare subito delle risposte visto che il patrimonio delle aziende agricole italiane è fatto di piccole e medie aziende".

I dati testimoniano che occorre un forte coordinamento delle politiche regionali perché il bio oggi soffre l'assenza di una strategia nazionale condivisa. Il rischio è che anche l'Italia a breve diventi un mercato di prodotti bio fatti altrove.
"Chiediamo quindi - conclude Ferrante - alla Conferenza Stato-Regioni di individuare subito un piano nazionale che coordini le potenziali risorse a disposizione sui PSR e dia finalmente al settore un politica coordinata per un suo sviluppo, valorizzando al meglio le straordinarie potenzialità degli agricoltori biologi italiani".

(fonte: Aiab)
 

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