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09/12/2011

Operazione Gatto con gli Stivali: maxi sequestro di prodotto biologico contraffatto.

L’eco del maxi sequestro di prodotto biologico contraffatto e il conseguente arresto di sette persone, seppur avvenuto nel veronese, ha messo giustamente in allarme i produttori biologici umbri e le tante famiglie che hanno da tempo scelto le aziende biologiche, come fornitori della propria spesa alimentare

“Come associazione di produttori, tecnici, trasformatori, consumatori e gruppi di acquisto, ci sentiamo doppiamente lesi dalle truffe nel settore e dalla colossale frode fermata con l'operazione - Gatto con gli stivali – i cui sviluppi seguiamo con attenzione. Le truffe e le contraffazioni delle certificazioni biologiche, tanto più se di queste proporzioni, danneggiano innanzitutto i produttori onesti e i cittadini che condividono il biologico come modello sostenibile di agricoltura.
Dalle indiscrezioni raccolte emerge che le aziende agricole italiane e umbre, in particolare, siano non solo completamente scevre da responsabilità, ma vittime di queste frodi, che trovano terreno fertile nella crescita dell'import, a cui purtroppo non ha seguito un proporzionale aumento dei controlli, e nella vendita nei tradizionali canali a filiera lunga, che rendono più difficile la tracciabilità lungo tutta la catena alimentare”.

Queste le parole con cui Vincenzo Vizioli presidente di AIAB Umbria, ha commentato l'operazione 'Gatto con gli stivali' della Guardia di Finanza di Verona che ha portato alla luce una gigantesca frode nel biologico con sequestro di prodotto e custodia cautelare per sette persone tra Verona, Ferrara, Pesaro Urbino e Foggia.
“L'eclatante frode smascherata dalla Guardia di Finanzia di Verona – prosegue Vizioli - ha messo in luce delle debolezze del settore che AIAB ha più volte sottolineato. Innanzitutto il problema delle materie prime importate, che coinvolge in particolare i prodotti che confluiscono nelle filiere zootecniche, come soia e orzo, o nelle lunghe filiere di pastificazione e panificazione. In seconda istanza la farraginosità del sistema di certificazione e degli enti preposti a controllare i controllori”.
Nei mesi passati vista anche l'espansione in controtendenza del bio rispetto al resto dell'agroalimentare, AIAB aveva già lanciato l'allarme sull'infiltrazione della criminalità organizzata nel settore chiedendo maggiori e più stringenti controlli. AIAB Umbria non può quindi che plaudere all'azione della Guardia di Finanza di Verona e rinnovare l'invito a stringere le maglie dei controlli agroalimentari lungo tutto la filiera, con particolare attenzione all'import.
“Da parte nostra, per ovviare alle debolezze del settore, ci siamo attivati su diversi fronti per dare trasparenza e affidabilità al bio italiano. Le iniziative di AIAB – prosegue il presidente di AIAB Umbria  - puntano ad accorciare la filiera ovunque ciò sia possibile, a proporre prodotti biologici locali e comunque italiani, provenienti da aziende interamente bio, e possibilmente garantite dal marchio Garanzia AIAB.”

Questa è la filosofia dei GODO (Gruppi Organizzati di Domanda e Offerta) che quest’anno hanno scambiato in vendita diretta circa 250.000 euro di prodotto, in larghissima parte locale, in sette punti di raccolta e distribuzione in Umbria. Per quanto concerne la certificazione e i controlli, AIAB chiede da tempo l'utilizzo della telematica e controlli incrociati, così come un database pubblico con tutte le informazioni raccolte dagli organismi di controllo, strumenti non graditi ad alcuni enti di controllo nazionali”.
In tal senso AIAB Umbria chiede anche alla Regione, che è autorità di controllo, di attivarsi per una verifica stringente sull’operato degli organismi di controllo che operano sul territorio, presentando poi i risultati per tranquillizzare cittadini consumatori e produttori onesti.
I cittadini possono stare tranquilli perché  “Ad onore del biologico onesto – conclude Vizioli - va ribadito che il bio è il settore più controllato e verificato dell'agroalimentare italiano. Vengono fatte oltre 60.000 visite ispettive ed oltre 6.000 campionamenti sull'insieme dei 47.000 operatori presenti in Italia. Per fare un esempio i NAS, su tutto l'agroalimentare italiano, l'anno scorso hanno fatto poco meno di 40.000 visite ispettive! Inoltre va anche chiarito che oltre al controllo specifico del bio, tutte le aziende sono comunque soggette ai controlli delle diverse autorità, ovvero: NAS, ASL, Agecontrol, Corpo Forestale”.
AIAB sta valutando con i propri avvocato l’opportunità di farsi parte civile in questo procedimento, a tutela dei propri soci produttori e consumatori.

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