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03/07/2017

UE, più controlli su tutta la filiera del biologico

La posizione di AIAB alla notizia della mediazione trovata in extremis sul nuovo regolamento europeo sul biologico che chiude rischiose diatribe e soluzioni divisive tra i Paesi membri non cambiando sostanzialmente nulla.

“Rispetto al rischio di considerare biologico il fuorisuolo e certificare ugualmente come bio anche i prodotti con residui per contaminazione accidentale – dice Vincenzo Vizioli, presidente di AIAB - è indubbiamente un risultato a cui, va detto, ha contribuito la posizione ferma del nostro Ministero che su questioni nodali ha fedelmente rappresentato il parere del tavolo tecnico per l'agricoltura biologica a cui noi partecipiamo”.

Dal punto di vista delle premesse e dell'importanza dei temi in discussione è invece, secondo AIAB, un'occasione persa.

“Del resto – continua Vizioli - erano talmente ampie le differenze di vedute, soprattutto tra biologico mediterraneo e biologico nord europeo, cioè tra chi produce e chi commercializza, che se la soluzione trovata sarà quella annunciata, si potrebbe chiudere senza troppi danni. Va detto però che la risoluzione sulle soglie di principi attivi non ammessi nel prodotto bio, ferma una deriva pericolosa ma rischia di essere un contentino che qualcuno considererà penalizzante per l'Italia e non un'occasione di promozione del biologico italiano, più fedele alle attese dei consumatori”.

Va ricordato, infatti, che solo l'Italia ha una legislazione che norma i limiti sulla presenza di pesticidi che non possono esserci, perché il parametro è il limite di rilevabilità analitica. AIAB ha sempre richiesto che così fosse, schierandosi con forza anche contro IFOAM, che contro ogni logica e ruolo, aveva aperto alla deriva del "bio contaminato".

“E' una differenza che va comunicata e valorizzata, per non essere considerata una penalizzazione dei nostri operatori rispetto a quelli di altri paesi europei ma un valore aggiunto del nostro paese che è leader del biologico europeo.
Anche per questo chiediamo con forza che tramite la politica nazionale e i PSR ci sia un cambio di passo verso il sostegno alla conversione al biologico di nuove aziende per rispondere alla crescita della domanda di prodotto biologico, oggi soddisfatta da importazioni che fanno perdere occasioni ai nostri produttori e soprattutto sulle quali deve esserci maggiore controllo e vigilanza”.

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