AIAB Umbria AIAB UMBRIA associazione italiana per l’agricoltura biologica

Menu header:

Home  |  Contatti

Sei in :   Home  /  News  /  Comunicato stampa congiunto AIAB - PRO.BIO.

08/05/2018

Comunicato stampa congiunto AIAB - PRO.BIO.

LE AZIENDE AGRICOLE BIO INCALZANO LA REGIONE SUL PROGRAMMA DI SVILUPPO RURALE

MERCOLEDÌ 9 MAGGIO PRESIDIO ALL'ASSESSORATO (PALAZZO BROLETTO) OFFRENDO UNA PICCOLA DEGUSTAZIONE DI PRODOTTI BIO

Le imprese agricole associate AIAB e aderenti a Pro.Bio terranno una manifestazione mercoledì 9 maggio 2018 (dalle 8.30 in poi) davanti all'Assessorato all'agricoltura della Regione Umbria. In forma di "flash mob" (offrendo una degustazione di prodotti bio) servirà a ribadire al "Tavolo verde" che discuterà sul Programma di sviluppo rurale 2014 - 2020 le ragioni di un settore che si sente penalizzato dall'applicazione della misura 11.

I motivi vengono indicati di seguito.

L'agricoltura del futuro, anzi del presente, punta decisamente sulle produzioni biologiche: ha segnato in un quindicennio, in termini di valore monetario, un incremento medio annuo del 19,5% .
Risultati resi possibili anche dalle scelte delle regioni nei loro programmi di sviluppo rurale (Psr).
L'Umbria si trova in netta controtendenza. I dati Ismea (Istituto di Servizi per il Mercato agricolo alimentare) sulle caratteristiche dei vari Psr rivelano che l'Umbria a fronte di una superficie agricola utilizzata (Sau) a biologico dell'8,7% rispetto al totale (37.994 ettari), investe sulla misura 11, quella specifica per il bio, solo il 3,7% del budget (32.406.586 euro nel periodo 2014 - 2020).

Come se ciò non bastasse questi fondi vengono distribuiti disseminando di ostacoli l'itinerario burocratico:
- ritardi di 3 anni nei pagamenti dell'Agea (Agenzia nazionale erogazioni in agricoltura);
- criteri di selezione opinabili: per i 4 milioni del 2017 scelte le aziende di maggiori dimensioni (con l'inevitabile eliminazione delle più piccole);
- concentrazione dei premi 2018 - 3 milioni di euro - nelle aree interessate dal terremoto (il cosiddetto "cratere"): una scelta contraddittoria e foriera di contrapposizioni tra territori.

Sono questi alcuni dei motivi che fanno dell'Umbria l'unica regione dove non aumenta il numero totale di operatori bio (- 21,3% contro un + 20,4 di media nazionale - 2016 su 2015); A  fronte di circa 370 cancellazioni ne sono entrate circa 40 medio grandi che hanno portato nello stesso periodo mantengono il saldo in negative Le superfici coltivate a bio a +10,2 %  con altri 3.526 ettari (2016 su 2015)  Un indice pari alla metà della media nazionale che, incrociato con l'andamento delle iscrizioni, rivela la sostituzione delle piccolo aziende da parte di realtà di media grandezza (70 - 100 ettari).
Uno scenario che fa dubitare sulla lungimiranza delle politiche agricole praticate in Umbria che destinano nei 7 anni 145 milioni di euro (Misura 10 del Psr) per le aziende ad agricoltura integrata*, in competizione (perdente) con i grandi sistemi agricoli (Usa, Cina, Brasile, regioni della Pianura Padana).
L'agricoltura biologica nei dieci anni caratterizzati da una crisi economica senza precedenti ha svolto in questo modo una funzione anti-ciclica
tanto che le aziende in cui sono presenti giovani imprenditori scelgono per l'80% questa forma sostenibile di agricoltura: non si tratta solo di sensibilità culturale ma di prospettive strategiche di mercato.

*AGRICOLTURA INTEGRATA NON ATTENUA L'INQUINAMENTO DELLE ACQUE
Dal 2014 l'agricoltura integrata è la linea-guida scelta dall'Unione Europea, quindi non premiabile dai PSR perché obbligatoria.
Infatti con la Misura 10 i PSR incoraggiano il livello di integrato volontario che aderisce a disciplinari di produzione stabiliti dalla Regione e dovrebbe essere controllato e verificato, proprio perché soggetto a premio.
Ad oggi in Umbria le aziende che aderiscono alla misura 10 ed alle relative sottomisure sono premiate ma non controllate, in quanto non è ancora stato stabilito chi e come lo deve fare, creando l'ennesima sperequazione con l'agricoltura biologica.
I sostegni regionali all'agricoltura non-bio sembrano produrre risultati contrari a quelli attesi per l'impatto ambientale.

Dai 127 principi attivi (componenti chimici inquinanti) nelle acque superficiali e profonde registrati in Italia nel 2007 si è passati a 176 nel 2012, superando i 200 nel 2014. Dei 20 punti di rilevamento esistenti in Umbria 18 risultano contaminati da principi attivi utilizzati in agricoltura proprio da quelle aziende non-bio che avevano ricevuto i premi per diminuire l'impatto ambientale.

Heliste Marjatta, pres. Aiab Umbria 
Luca Stalteri, pres. Pro bio 

Dati BIO in Umbria

[ leggi tutte ]

Copyright 2018 AIAB UMBRIA

Via delle Caravelle, 8/A - 06127 Perugia

P. I. 02754690549

Menu footer:

Contatti  |  Diventa socio  |  Chi siamo