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05/12/2019

Accordo tra Ministero e coordinamento delle Regioni sulle modifiche al "decreto rotazioni"


COMUNICATO STAMPA

Decreto rotazioni: AIAB scrive a Bellanova, alle Regioni e a molte altre istituzioni: ”Delusione e rabbia per l’inspiegabile intesa. Questo decreto non va emanato perché stravolge il metodo bio. Bisogna tornare alla versione originale”.


Roma 4 dicembre 2019  - “Grande delusione e molta rabbia per l’inspiegabile intesa tra Ministero e Regioni sul Decreto rotazioni”. E’ la reazione di AIAB a seguito delle conclusioni della riunione tecnica dello scorso 19 novembre tra MIPAAF e Regioni nella quale sono state decise modifiche al Decreto Ministeriale 6783 del 18 luglio 2018 che possono riassumersi in tre punti principali: Reintroduzione dei sovesci; esclusione delle colture di secondo raccolto; inserimento del maggese come coltura principale. “Un esito che certifica  - scrive il presidente di AIAB Antonio Corbari, che firma la lettera - la scarsa conoscenza dei principi del metodo biologico e delle realtà territoriali da parte degli Uffici del Ministero e, a questo punto, anche del personale tecnico delle Regioni, fatte sale quelle che si sono giustamente opposte”.
Una delusione condivisa da tutti i produttori biologici che aspettavano con apprensione la decisione in merito alle rotazioni, consapevoli di quanto il nuovo decreto avesse peggiorato quello precedente, del 2009.  Basti dire che tutto il tavolo tecnico per il bio in una seduta a fine 2018, all’unanimità, aveva considerato inutile e non richiesta la modifica fatta dagli uffici del MiPAAF, ritenendo necessaria l’immediata correzione.
La richiesta da parte di tutti era facile: ritornare alla precedente versione sostituendo semplicemente la parola “colture principali”, con “cicli colturali”. E questo per un semplice motivo: considerare solo le colture principali esclude dal calcolo delle colture avvicendate quelle di secondo raccolto e i sovesci, che rappresentano la pratica fondamentale del metodo bio. Insomma una sostituzione di due parole che stravolge completamente i principi alla base del metodo biologico, compromettendone la corretta applicazione.
Non ritenendo sufficiente il parere dei componenti il tavolo tecnico, il Ministero ha nominato anche un ulteriore “Gruppo di lavoro sulle rotazioni in agricoltura biologica”, con la partecipazione di docenti universitari e esperti del settore. Tutti  hanno sostanzialmente confermato la richiesta di reintroduzione del concetto di ciclo colturale, per affermare l’importanza strategica in agricoltura biologica dell’avvicendamento coprente, con sovesci e colture di secondo raccolto, anche per favorire la biodiversità coltivata.
“E il ‘bello’ è – continua Corbari - che nell’incipit del decreto si legge: “Considerate le conclusioni del gruppo di lavoro sulle rotazioni in agricoltura biologica” e “Sentito il tavolo tecnico”. Una vera beffa visto che le prime non sono state considerate e il secondo non è stato ascoltato”.
Intanto, nelle more dei cronici ritardi con cui il Ministero affronta i problemi, venivano concesse deroghe a diverse Regioni, in barba al principio contenuto anche nell’attuale decreto che una coltura non può succedere a se stessa, svilendo di fatto l’importanza di un DM  che dovrebbe dare linee guida univoche per tutto il biologico nazionale. Sicuramente per pressioni fatte sugli assessorati regionali da gruppi commerciali, interessati allo sfruttamento della fase positiva del mercato e non certamente al corretto sviluppo del settore, e incuranti che in agricoltura biologica e biodinamica, le scorciatoie sono di breve respiro per gli agricoltori.
“Basterebbe conoscere meglio i principi agronomici e i cicli colturali delle diverse specie -  conclude Corbari -  per capire che questa, oltre a essere un’impuntatura senza fondamento che va contro ogni principio alla base del metodo bio, è anche un pericoloso attentato alla biodiversità dei suoli. E’ inoltre una misura che va in direzione contraria alle azioni auspicate nel documento preparatorio della nuova PAC per il contrasto ai cambiamenti climatici e supportato anche dal recente documento della DG Ambiente “Climate chage adaptation in the agriculture sector in Europe. Per tutti questi motivi questo decreto non va approvato e bisogna tornare alla versione originale”.

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